Ecco la storia della Chiesa dei Morti

di Dorothea Burato

Forse non tutti lo sanno, ma a Canneto sull’Oglio esiste una piccola e singolarissima chiesa, chiamata dagli abitanti con un nome altrettanto singolare: la Chiesa dei Morti.

Ricca di un patrimonio culturale e una tradizione religiosa che si protrae nel tempo, la chiesa di Santa Croce, così è il suo vero nome, venne eretta in memoria dei cannetesi morti durante la terribile peste del 1630, che fu tanto catastrofica da uccidere quasi la totalità degli abitanti. La maggior parte dei defunti, causa la mancanza di tempo e la paura del contagio, non aveva nemmeno ricevuto degna sepoltura. La costruzione durò più di cinquant’anni e giunse a conclusione il 23 aprile 1745 con la solenne consacrazione del vescovo di Brescia.

Fotografie dei defunti appese nella chiesa
Fotografie dei defunti appese nella chiesa

Nel 1770, con grande anticipo rispetto a Napoleone e al famoso editto di Saint-Cloud (1804), le leggi asburgiche, che vietavano la sepoltura intra muros, vennero estese ai territori lombardi e nel 1788 a Canneto venne deliberata la costruzione di un nuovo camposanto, che comincerà a funzionare nel 1810. L’allontanamento del cimitero privò la popolazione della vicinanza dei propri cari. Si decise perciò di riportare la memoria dei defunti all’interno del paese, nella chiesa di Santa Croce.

Le prime lapidi che trovarono spazio all’interno della chiesa furono quelle delle famiglie ricche, opera di abili scultori. Gli ornati sono ispirati ai canoni estetici del Romanticismo e ricca è la simbologia. Si pensava, ad esempio, che la farfalla fosse in grado di abbandonare la sua natura corporea e ascendere in cielo, questo simbolo allude quindi alla resurrezione e alla leggerezza dell’anima. Il teschio rappresenta, invece, non solo la parte più alta dell’uomo, ma anche la sua caducità. L’uroburo (il serpente che si morde la coda o che la inghiotte) rappresenta l’eterno ritorno.

Ingresso della "Chiesa dei Morti"
Ingresso della "Chiesa dei Morti"

Se le lapidi furono appannaggio dei benestanti, la gente più povera utilizzò materiali meno costosi e costruì da sé gli oggetti da esporre. La chiesa si riempì velocemente di quadri con motivi vegetali, immagini colorate e corone di fiori. Lo sfondo scuro è un chiaro richiamo al nero, colore del lutto e della penitenza. Nel “linguaggio dei fiori” (molto in voga nell’Ottocento) ogni specie esprimeva un suo messaggio. Troviamo anche delle decorazioni in cartone, compensato, ceramica, legno, cuoio e perline.

 

Dalla fine dell’Ottocento gli abitanti hanno cominciato ad inserire fotografie nei quadretti della propria famiglia che già erano esposti. Gli sfondi sono stati tagliati per fare spazio alle immagini, i volti hanno sostituito i simboli. La fotografia, mezzo espressivo alla portata di tutti, è diventata tramite tra le generazioni, casa dei morti e dei vivi senza distinzione di classe sociale.

La Chiesa dei Morti è uno dei pochi esempi in cui si è lasciato libero spazio alla tradizione e alla creatività popolare. La decorazione della chiesa non è frutto del lavoro di artisti, scultori e pittori, ma è un complesso di oggetti che si sono accumulati nel tempo per volontà della gente comune e che testimoniano l’evoluzione del culto della memoria.

Un tempo la comunità si poteva considerare tale se i vivi erano simbolicamente uniti ai morti in un rapporto di mutuo aiuto. La costruzione della Chiesa, voluta dalla pietà popolare attraverso la raccolta delle elemosine è un esempio di questo legame. Le pareti raccolgono i simboli, i messaggi e le immagini, che, a partire dall’Ottocento, i cannetesi hanno cominciato ad accumulare in memoria dei propri cari, costruendo un grande album di famiglia del paese.

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Commenti: 1
  • #1

    Elice (giovedì, 03 marzo 2016 20:17)

    Bello sentire queste storie sconosciute ai più. Grazie per avercelo raccontato